Il Parco oggi

Entriamo dalla dalla piazza

Siamo su quello che resta su di un residuo di terrazza fluviale, che si affacciava al torrente Terdoppio. In paese lo chiamano dosso, anche se dal punto di vista geologico il dosso è un residuo di una duna di terreno sabbioso accumulato dal vento.

Dosso o terrazza che sia, è stato spianato nei secoli. Se fate caso, corrisponde alla parte alta del corso della roggia Barbavara (che è stata scavata nel medioevo), a monte del salto del mulino.

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Il primo lago, scavato nella vallata del Terdoppio, è chiamato Volpera, perché così si chiamava un fontanile, oggi scomparso, che scorreva al bordo inferiore della terrazza fluviale.

La sua profondità dell’acqua è circa 4,5 metri. L’acqua sorge dal sottosuolo.

Il sottosuolo di questa parte della nostra pianura Padana è fatto di strati sovrapposti dei sabbia e ghiaia alternati a stati minori di argilla. Tra i pori di sabbia e ghiaia scorre l’acqua che è penetrata ai piedi delle nostre Alpi. L’acqua sotterranea scorre nella direzione prevalente dei nostri fiumi (es: Ticino, Sesia…) cioè da Nord  a Sud e da Ovest a Est ed emerge in particolari avvallamenti scavati dall’uomo nei secoli che si chiamano teste di fontanili. L’acqua emersa, attraverso canalizzazioni opportune, viene portata in superficie e serve ad irrigare i campi. Poco più in là attraverseremo uno di questi fontanili, scavato nell’800, detto “cavo Madonna” perché la sua testa (sorgente) si trova presso il santuario della Madonna di san Zeno.

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I primi a canalizzare e ad usare sapientemente le acque di pianura furono i monaci nel basso medioevo. Ora i nostri tre laghi funzionano come grandi teste di fontanili. L’acqua  dei due primi laghi esce con un piccolo emissario in zona Pic-nic e si mescola con le acque dei laghetti del giardino dei conti Barbavara.  Il terzo lago cola nel “Fontanile delle streghe”.

Alla vostra destra, vedete le piante bisecolari del giardino dei conti Barbavara, raro esempio di giardino all’inglese in Lombardia, esso stesso frutto di rimodellamento del terreno alla fine del 1700 inizio 1800, con formazione di laghetti e colline.

Questo giardino secolare non solo fa da sfondo al parco dei tre laghi, ma ha costituito un serbatoio di biodiversità vegetale e animale negli ultimi 60 anni, in cui la monocoltura agricola ha fatto quasi scomparire le varietà vegetali e animali.

Questo ha permesso di ricolonizzare rapidamente il parco dei tre laghi con libellule, lucciole, farfalle e tante altre specie altrimenti quasi scomparse

Fra gli animali di maggior taglia nidificano gli svassi, le gallinelle, le anatre selvatiche (germano e moretta) , lepri, volpi e, purtroppo, nutrie (castorini).

Fra gli altri animali presenti ma per ora non nidificanti: picchio, ghiandaia, nitticora, oche, airone cinerino, folaga, gabbiano comune, cormorano, martin pescatore ecc...

La collina lunga è stata innalzata per fermare i rumori della strada per Vigevano.

Il fosso lungo il giardino privato è una soluzione divisoria paesaggisticamente gradevole creata al posto di un antiestetico e scavalcabile muro.

La chiamiamo idrorecinzione.

Passiamo sul fontanile “cavo Madonna”. Troviamo davanti a noi un prato, un tempo chiamato giasciarin (ghiacciaia) perché particolarmente freddo e d’inverno. Veniva allagato la sera con un velo d’acqua che ghiacciava di notte e serviva a riempire le ghiacciaie. Di queste ghiacciaie storiche, a Gravellona, ne sono rimaste quattro, sconosciute ai più.

Le piante che lo circondano sono state piantate artificialmente da volontari come d’altronde tutte le piante del parco, ad eccezione di qualche pioppo e pochi esemplari di quercia preesistenti.

La collina più grande che si erge davanti a voi è frutto dell’accumulo di quel terreno argilloso scavato per fare i laghi che, non essendo utile all’edilizia, non è stato venduto e è stato accumulato a formare colline.

Di solito, i laghetti di cava si trovano in posti scelti da un cavatore in base al materiale di scavo (sabbia, ghiaia, argilla ecc.) sottostante.

La localizzazione dei nostri laghetti invece è stata scelta dal Comune in funzione del paesaggio che ne sarebbe derivato e della sua posizione nel cuore del paese.

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Quindi, non tutto (50%) il materiale scavato era adatto all’edilizia. Con quello rimasto sono stati fatti colline e argini ecc. La vendita di ghiaia e sabbia, comunque, ha contribuito a rendere possibile economicamente fare un parco così grande ad un paese piccolo come il nostro.

Ricordiamo che i terreni non erano di proprietà comunale, ma sono stati comperati a prezzo agricolo dal Comune aiutati solo da due donazioni private.

Il parco dei tre laghi è stato di gran lunga l’investimento principale del Comune che, per un decennio, ha investito nel verde la gran parte dei proventi economici che venivano dall’edilizia. 

Gli alberi sono stati piantati da volontari, con contributi regionali per l’agricoltura.

Saremo sempre grati ai compianti prof. Sergio Frugis (Cattedra di Conservazione della Natura di Pavia), e geometra Alfonso Travaglino che, l’uno con le sue competenze ecologiche, l’altro con la sua enorme conoscenza del territorio dei suoli e dei sottosuoli ci hanno incoraggiati ed assistiti.

Le scalinate in granito sono frutto di materiali di recupero; il cromlech e il dolmen sono pietre che vengono da Gravellona Toce e dintorni

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Il Dolmen

Nel 1998 una grande frana di massi di granito levigati da acque e ghiacciai preistorici scese minacciosa su Gravellona Toce.  Gravellona Lomellina si fece avanti nel cantiere di messa in sicurezza e ottenne alcuni grandi massi per farne un dolmen.

Dolmen è una parola bretone composta  da taol (tavola) e men (pietra), che sta ad indicare una tomba preistorica fatta di poche pietre infisse al suolo che sostengono un’altra grande pietra orizzontale.

 

L’apertura della camera dei dolmen era generalmente orientata al tramonto nel giorno del solstizio d’estate (circa il 24 giugno), giornata di particolare importanza per gli antenati, diventata festa di san Giovanni con il cattolicesimo.

Presenti in tutta l’Europa, dalla Scozia alla Sicilia, la loro datazione risale alla età del bronzo (dal 3000 al 1000 avanti Cristo).

 

A Gravellona il dolmen è stato installato per la festa dell’arte 1998 sul dosso del Valdarengo (allora il parco dei tre laghi non era ancora pronto) e riposizionato presso il lago Pescatori al parco dei tre laghi nella primavera 2010.

Cromlech

Parola gallese composta da crom (cerchio) e lech (pietre), nome che designa cerchi di pietre infisse nel suolo in corrispondenza delle varie posizioni del sole nell’arco dell’anno.

Avevano quindi funzione di calendario.

Presenti in varie parti d’Europa (anche in Lombardia e Piemonte) risalgono all’età del bronzo (3000-1000 A.C.)

Il cerchio di pietre di Gravellona Lomellina presenta grosse pietre a coppie. Le fenditure sono orientate in modo che il primo e l’ultimo raggio di sole dell’alba e del tramonto nei solstizi d’inverno e d’estate passi dalla fenditura e baci la pietra in centro. Ad essi si aggiungono altre pietre in direzione nord sud ed altre con funzione di porte. E’ stato posto sulla collina grande del Parco dei tre laghi nella primavera 2010 su suggerimento e calcoli dell’arch. Alberto Arecchi.

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Il secondo laghetto che vedete è chiamato lago dei pescatori ed è il più piccolo.

Una delle sue sponde è abnormemente alta. La sponda alta fa parte di un argine contro le eventuali esondazioni dell’“Acqua grande”, corso d’acqua a caratteri anche torrentizio che raccoglie le acque della valle dove un tempo scorreva il torrente Terdoppio.

Tutti e  tre i laghi sono pieni di pesci di molte specie, fra i le quali le gambusie, piccoli pesci che si nutrono di larve e uova di zanzara, diminuendo in maniera importante la quantità di zanzare attorno alle rive.

Si può pescare con un abbonamento annuale e seguendo un regolamento che viene aggiornato ogni anno.

 

La suddivisione degli spazi acquatici in tre laghi e non in un solo grande lago è dovuta alla presenza di corsi d’acqua preesistenti fra uno e l’altro, difficilmente spostabili e appartenenti a diritti di proprietà altrui. Questa suddivisione accresce la frizione dei percorsi lungo le rive.

Davanti a noi c’è un recinto per fare scorrazzare i cani senza guinzaglio.

Se alzate la testa vedrete un palo con sopra un traliccio che è stato innalzato nella speranza di vederlo nidificare da cicogne. E’ stato invece nidificato da tortore.

Ritorniamo al punto di partenza passando vicino alla casetta di legno, ora sede del canoa club di Vigevano che fa lezioni di canoa per principianti.

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Totem con animali di palude: zanzara, airone, pesce, rana

Idea Gravellonese, disegno di Libero Greco, 14° festa dell’arte Anno 2008

Materiali: cemento più pannelli legno lamellare, sostituiti poi con dbond.

 

La piccola fattoria con gli animali domestici ed il piccolo parco giochi completano le funzioni del parco, vero paradiso per gli amanti della natura, della bellezza e dei bambini.

 

Resta ora da visitare il terzo lago: il “lago delle streghe”.

Il lago delle streghe è detto così perché al confine del parco verso est scorre un corso d’acqua chiamato “roggia delle streghe”.

Il terzo lago è quello che sembra il più naturale.

Una delle sue rive non è aperta al pubblico ed è caratterizzata da un fitto bosco.

Il lato sud del lago circonda la collina ed è stato volutamente tenuto poco profondo. Si chiama “palude delle streghe” le acque basse consentono un’importante differenziazione di habitat naturali.  Qui è vietata la pesca.

Sulla penisola del lago delle streghe si sta costruendo il villaggio medievale di Monforte della Palude

 

Una parola ancora per l’ingresso al parcheggio fra i due pilastri sormontati da due statue, posate un tempo altrove e chiamate dai Gravellonesi Giulietta e Romeo,  donate al parco dalla famiglia Mutti. (Foto)

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Arriviamo alla baita del lago. Nata come sede di ristorante, dopo tre sfortunate gestioni, ora è a disposizione dei cittadini che la vogliono prenotare per feste private, matrimoni ecc.

Sotto ci sono due locali importantissimi. Uno è sede di un ristoro durante la bella stagione, ristoro che finanzia una fondazione benefica di Gravellona Lomellina, la Fondazione Figari; l’altro è la sede degli “AMICI DEL PARCO”, gruppo di volontariato che cura e migliora di anno in anno il parco stesso, facendo esso stesso molti lavori.

Da loro si hanno le informazioni e da loro si prenotano i tavoli da pic-nic e della baita.

Per informazioni e prenotazioni, dal 2020, anche da: www.parcodeitrelaghi.it

Sopra c’è una ampia sala arredata con vecchi attrezzi da pesca che i apre su una terrazza con bella vista ul lago e parco.

Davanti ci sono un paio di zattere che all’occasione delle feste possono diventare palcoscenici per musica in mezzo all’acqua.

Questa è la parte del parco dove si svolgono anche vari eventi. Il resto del parco è per gli amanti del silenzio e del rapporto con la natura.

La collina a forma di teatro greco è in attesa di gradini vista lago. (teatro greco e anfiteatro romano)

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